FABRIZIO GIFUNI (Attore)
“Il talento è una cosa che, come nella parabola evangelica, ti viene data, e se non la moltiplichi si esaurisce. Non è data per sempre. Per capire cos’è bisogna guardare a due attori diversi tra loro, ma importanti, come Mastroianni e Volontè. Chi si occupa di arte deve sviluppare un talento iniziale; il problema è avere la forza, la capacità, l’intelligenza di non farlo esaurire e moltiplicarlo. Nel mio lavoro questa cosa è molto chiara. Quando un ragazzo che sta iniziando mi chiede dei consigli, l’unica cosa che mi sento di dirgli è immaginare il mestiere dell’attore come un lavoro da maratoneti, non da centometristi: non pensare immediatamente ‘ cosa faccio domani? Quale film posso avere la possibilità di fare, se lo fa un altro, se quel film è successo o no?’. Quella roba si polverizza. Ennio Fantastichini mi raccontava che una volta Volontè, che era molto spietato coi giovani attori, gli disse ‘Giovane attore italiano. Quanto duri?’. Uno o due film è dato a tutti di azzeccarli per meriti o casualità. Avere una strada lunga, moltiplicare un talento per dieci, trenta o quarant’anni: quella è la grande sfida. Il talento è qualcosa che emoziona, rapisce e sorprende. A me fa impazzire, come diceva Carmelo Bene, un lancio di Platinì da 50 metri o qualunque altro gesto sportivo. Anche in quell’ambito, se vedi che quel grande sportivo ha avuto la possibilità di tenere la barra del timone e non si è esaurito in cinque stagioni, allora quella cosa diventa veramente bella e importante. Per me il talento diventa così un fatto importante ed esemplare.”
Campus con l'attore al Taormina Film Fest, 16 giugno 2016